Immaginare è conoscersi.
Scuola di scrittura per narrativa, poesia e canzone

Scrivere, leggere di Chiara Valerio

In Kore. La ragazza indicibile (con M. Ferrando, Mondadori Elekta, 2010), Giorgio Agamben, analizzando i misteri eleusini, suppone che essi non potessero essere comunicati perché non erano segreti fatti di parole, ma di azioni. Non c’erano dunque formule ma un’esatta sequenza dei gesti. Ho sempre pensato, e da Agamben in poi con la sua chiarezza, che la scrittura condividesse la medesima natura gestuale. Come lo studio d’altronde, e la corsa. Non ho mai pensato di alzarmi una mattina e correre i cento metri non dico in dieci ma in venti secondi. Perché il mio esercizio, fino a oggi, non è stato questo. Non lo è mai stato – forse alle scuole medie sì, ma poi ho lasciato perdere, o la corsa ha lasciato me, chissà – e nessuno, credo, penserebbe di poter correre i cento metri senza esercitarsi molto e fin da bambini. La scrittura non presuppone, in chi le si avvicina, una grammatica posturale, perché si scrive con gli stessi strumenti coi quali si parla, e questo, non presuppone esercizio, ma naturalezza. La naturalezza è il pericolo (pensare sempre ai ballerini, la leggerezza del gesto e poi visualizzare i piedi, l’unica parte del corpo che serba memoria di anni e anni di sbarra). Ecco, io non penso che si possa insegnare a scrivere, penso però che si possa insegnare ad acquisire una postura e che questa postura passi, necessariamente, per i libri che sono stati scritti, libri classici e libri contemporanei. In primo luogo i libri nella lingua nella quale uno decide di scrivere e pensare.